STATERE DI CROTONE HERAKLES PATINATURA ORO

36.60 Iva inclusa

Riproduzione artigianale bassorilievo in terracotta della moneta di Crotone raffigurante Herakles nudo, in sembianze giovanili, con tenia tra i capelli, seduto a sinistra, nella mano destra agita un ramoscello di lauro, nella sinistra regge la clava, alla quale si appoggia; davanti, sulla sinistra, c’è un’ara sul quale arde la fiamma; dietro, in basso sulla destra, arco e faretra; in alto a destra legenda OIKIMTAM (ecista della città). 425 – 350 a.C. diametro 22 cm

Originale dello Statere

Disponibile in varie colorazioni/patinature

 

 

COD: MN09 PATINATURA ORO Categoria: Tag:

Descrizione

Le prime esperienze monetali in Italia avvennero nelle colonie achee dell’Italia meridionale in un periodo stimabile intorno al 550 a.C. Questa arcaica monetazione venne prodotta con una particolarissima tecnica che le rese del tutto originali, se non uniche nel panorama numismatico classico: il diritto si presenta in rilievo, un tipo molto simile, ma non identico, è ripetuto sul rovescio ma in incuso. L’abilità degli antichi incisori fece sì che le due immagini corrispondessero perfettamente, tanto da far pensare a monete prodotte con una tecnica a sbalzo o a un brockage (battitura a specchio).
Le città che produssero monete incuse furono Crotone, Sibari, Siri, Metaponto, Poseidonia, Caulonia, Taranto, Reggio e Zancle. Le emissioni, anche se diversificate geograficamente, furono molto omogenee per la tecnica e lo stile adottato.

Durante la bella ed estesa monetazione d’argento, la città di Kroton, qualche decennio dopo aver abbandonato la coniazione a tecnica incusa, emise un’interessante serie, di cui sono noti ben pochi esemplari. Tali pregevolissime monete, mirabili per esecuzione e composizione artistica, al diritto,  raffigura Herakles, ecista della città, mentre compie i riti lustrali di purificazione per l’omicidio, sia pure involontario, di Kroton, patriarca indigeno, figlio d’Eaco e fratello d’Alcinoo. Le lettere della scritta OIKIMTAM, in effetti, sono di disegno più antico di quanto non comporti la data d’emissione della moneta. In ogni caso la scena ci fa capire assai chiaramente che i Crotoniati consideravano Herakles il fondatore mitico della Polis. Secondo una leggenda, peraltro accreditata da numerosi autori, aveva elevato alla memoria di Kroton, suo ospite ed amico, una magnifica tomba.

Il suocero di Kroton, Lakinios, rubò nottetempo alcuni capi degli armenti. Della cosa si avvide subito Herakles il quale s’azzuffò col ladrone e, sempre secondo Diodoro, stava per essere sopraffatto. Il povero e malcapitato Kroton, ligio ai più sacri ed antichi doveri d’ospitalità, accorse in aiuto del figlio di Zeus, purtroppo accadde che l’Alcmenide, roteando furiosamente la terribile clava, uccise sia il ladrone e sia l’incolpevole Kroton. Piangente e molto amareggiato, Herakles allestì una tomba monumentale in onore dello sfortunato amico e, riuniti gli abitanti del luogo, predisse loro che su quella stessa località sarebbe di lì a poco sorta una potente città col medesimo nome del defunto: Kroton. In effetti, il fondatore storico di Crotone, Miscello di Ripe, figlio d’Alemone, ebbe l’ordine da Herakles, in sogno, di recarsi a fondare la città di Kroton, sulla riva del fiume Aisaros.

Il fatto di sangue tra Herakles e Kroton adombra sicuramente le lotte che i primi coloni, provenienti dalla madrepatria, ebbero a sostenere con gli autoctoni, i quali non gradivano, com’è naturale, la presenza d’estranei sul loro suolo. Credo che il fatto vada, però, inquadrato in una fase di un’ormai certa precolonizzazione micenea, anche se non ampiamente attestata.
Per quanto riguarda il rovescio, siamo di fronte ad una scena ancor più complicata ed intrecciata di quella del diritto. Nelle fonti degli antichi storiografi si ricava, infatti, che Crotone è un’”Apoikìa” d’origine delfica. La città, in altri termini, sarebbe stata fondata per volere d’Apollo delfico, il quale, per tramite della Pizia, ordinò a Miscello di andare ad edificare Kroton tra la sacra Krimisa (=attuale Cirò Marina), il fiume Esaro ed il promontorio Lacinio. Tant’è vero che il tipo primario impresso sulla quasi totalità delle emissioni monetali crotoniati è il tripode delfico.

Lo storico Hyppis di Rhegium parla dell’arrivo di Miscello a Crotone. Zenobio, in un frammento, narra che Miscello avrebbe preferito colonizzare Sibari (già fondata, però, secondo quanto tramandaStrabone d’Amasia), anziché Crotone. L’ecista, addirittura, contravvenendo al decreto divino, tornò indietro a Delfi per chiedere se la cosa fosse possibile. Tremendo e minacciose furono le parole del Dio, per bocca della Pizia, riferite da Antioco e confermate da Strabone: “Miscello dal dorso corto (Miscello, per caso, era leggermente gobbo) agendo contro il volere degli dèi raccoglierai altri guai; accetta, dunque, e di buon grado, il dono che ti viene dato”.

Periodo dell’originale: 425 – 350 a.C. (circa)
Materiale: fusione/argilla
Colore: Disponibile nelle varianti Classico terracotta – Argilla Bianca – Patinatura oro – Patinatura argento – Patinatura bronzo. Su richiesta si possono realizzare colori/patinature personalizzati da specificare al momento dell’ordine nelle note.
Diametro: 16/22 cm  (6,29/8,6pollici)
Spessore: 1,5/2 cm (0,59/0,78 pollici)

Ogni opera ha la sua storia, i dettagli sono differenti, così come i difetti o la colorazione che caratterizzano il prodotto rendendolo unico, le piccole imperfezioni sono indice di una lavorazione artigianale della terracotta cosi come la tradizione tramanda da secoli.

 

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